Apostolo della speranza e cronista di private apocalissi

Image_0Un maestro da riscoprire

«Elio Fiore, il Dino Campana del secondo ’900»

Elio Fiore (Roma 1935-2002) è stato un poeta appartato e visionario, quasi un Dino Campana del secondo ’900, nell’intuizione di Cesare Cavalleri e Guido Ceronetti. Estratto vivo dalle macerie del bombardamento di Roma, il 19 luglio del 1943, Fiore fu salvato dal corpo della madre: non avrebbe più dimenticato quell’evento, così come la deportazione degli ebrei dal ghetto che egli vide, bambino, in presa diretta. Ebbe l’amicizia di grandi come Ungaretti, che introdusse il suo lavoro, Luzi, Sbarbaro, Aleramo, Alberti.

Le Edizioni Ares nel 2016 hanno mandato in libreria la sua Opera omnia.

elio fiore opera poetica

Elio Fiore

«L’opera poetica»

A cura di Silvia Cavalli

Prefazione di Alessandro Zaccuri

Edizioni Ares Milano 2016

nelle librerie online:

Sito Edizioni Ares  – Amazon.itHoepli.it –  IBS.itMondadori StoreLibreria Universitaria

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«Se poesia è bruciare di passione per la poesia, se è vocazione ansiosa, tormentosa a svelare nella parola l’inesprimibile, nessuno è più poeta di Fiore» [Giuseppe Ungaretti, 1965]

«Viene in mente Campana. Non solo per le superficiali assonanze dichiarate dallo stesso autore che riconosce in Campana un maestro, ma proprio per una consanguineità emotiva che lascia ammirati» [ Cesare Cavalleri, 1965]

«Queste pagine, questa lingua di ariosa e vibrata bellezza, soffiate e spesso trapassate da uno spirito di pietà e d’annunciazione sconvolgono il quadro stagionale come una benefica tempesta» [Mario Luzi, 1986]

«Elio Fiore gira con la sua valigia piena di ricordi dei personaggi incontrati: ci sono anche la Aleramo, Neruda, Carlo Levi, la Magnani, Rafael Alberti… È vivo nei suoi deliri visionari» [Guido Ceronetti, 1986]

«Fiore ha la fortuna e la disgrazia dei profeti: trova ciò che altri non trovano ma la pena del trovare è immensa» [Liliana Cavani, 1986]

«Essere poeta, per Elio, significava custodire un piccolo spazio di luce e di bellezza in un mondo altrimenti dominato dalle tenebre e dall’orrore» [ Alessandro Zaccuri, 2016]

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Appartato e visionario, apostolo della speranza e cronista di private apocalissi, per la poesia italiana del secolo scorso Elio Fiore non ha solamente rappresentato un irripetibile e sorprendente caso letterario. La sua è stata semmai una presenza viva e coraggiosa, una testimonianza di instancabile fedeltà al mistero della parola e dell’esistenza. A ottant’anni dalla nascita dell’autore, questo volume curato dall’italianista Silvia Cavalli presenta l’intera produzione in versi di Fiore, riordinando in maniera sistematica le molte opere già edite e offrendo una ricca selezione di testi rari o del tutto inediti, a partire dalla raccolta Quaderno greco, che il poeta aveva licenziato poco prima della sua morte nell’estate del 2002. Insieme con l’attenzione di lettori esigenti (da Cesare Cavalleri ai cardinali Carlo Maria Martini e Gianfranco Ravasi, da Carlo Bo e Italo Alighiero Chiusano a Guido Ceronetti), Fiore ha saputo conquistare l’amicizia e la stima di numerosi poeti e artisti, in un lungo elenco che comprende tra gli altri i nomi di Sibilla Aleramo, Camillo Sbarbaro, Mario Luzi, Liliana Cavani, Rafael Alberti e, su tutti, Giuseppe Ungaretti, suo maestro riconosciuto. Ora questa voce, straordinaria per intensità di ispirazione e generosità del canto, torna a levarsi con nitida urgenza, in un libro destinato a costituire un punto fermo per la conoscenza e lo studio di questo autore. Se, come scrive Alessandro Zaccuri nella prefazione, «essere poeta, per Elio, significava custodire un piccolo spazio di luce e di bellezza in un mondo altrimenti dominato dalle tenebre e dall’orrore», tornare oggi ai versi di Fiore è un modo per impedire che quella bellezza sia oltraggiata e che quella luce si affievolisca fino a scomparire.

L’autore

Elio Fiore (Roma, 12 luglio 1935 – 21 agosto 2002) esordì in poesia nel 1964 con la raccolta Dialoghi per non morire, subito accompagnata dall’avallo di Giuseppe Ungaretti. Tra i titoli successivi spiccano In purissimo azzurro (1986, premio Circe Sabaudia), Myriam di Nazareth (1992) e Il cappotto di Montale (1996), oltre all’Antologia poetica edita nel 1999 da Tallone con una nota introduttiva di Carlo Bo. Di particolare interesse i carteggi con Sibilla Aleramo e Camillo Sbarbaro, pubblicati in varie sedi tra il 1989 e il 2004.

poesia

 

 

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